8 Mag. ’21 Tra Platone e Blade Runner

Bollettino cosmico: scogli sommersi

Immaginiamo un tiro alla fune tra due forze completamente diverse, una rivolta al passato e l’altra rivolta al futuro. Immaginiamo anche che ciascuna delle due forze abbia un terreno solido su cui si magnifica ma che per volontà del Grande Orologio, le due parti hanno scambiato i terreni ed i vantaggi di “giocare in casa”.

Giocando ancora un pochino con la metafora, pensiamo a Blade Runner e al famoso “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” e al mito della caverna di Platone.

Poiché molti sono pigri, invece del link si riporta il concetto intero (Loro si stanno sbellicando dalle risate…)

Pronti, si ripassa! (per il film si consiglia la versione con gli unicorni)

“Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dalla nascita, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada è stato eretto un muretto lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attirerebbe l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre “parlanti” come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

«è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano.»

(Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c – d, trad.: Franco Sartori)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con “gli occhi rovinati”. Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte”. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna

Se avete avuto pazienza e siete arrivati fino a qui, possiamo cominciare a dare un nome a queste due forze, una è Saturno che gioca dall’Acquario e l’altra è Urano che si è piantato nel Toro. Il futurista Acquario assorbe le energie saturnine (che comunque integra in sé) che lo frenano mentre, il placido Toro, accoglie quel rivoluzionario di Urano.

Sono entrambi segni fissi, segni su cui viene fissata l’esperienza e l’anomalo scambio sta creando una rivoluzione interiore in ciascun Vivente.

Certo, i segni più nel mirino sono ovviamente quelli fissi (Toro-Scorpione-Acquario-Leone) e quindi avere segno o ascendente in questi segni significa un impatto maggiore ma è un aspetto comunque presente e tutti  i Viventi ci devono fare i conti (tutti da qualche parte, nella mappa del cielo personale, hanno questa forte frizione).

Saturno dice all’Acquario, “belle idee ma rallenta e sii saggio”, così getta  l’ancora e rallenta cupo…  e l’Acquario freme, è figlio di Urano lui! (anche di Saturno e infatti lo rispetta)

Urano invece dice al pacifico Toro, che sta tanto bene nel suo pacifico pascolo, “hei bellezza! Schiodati da qui che più avanti ci sono pascoli più verdi!”. Se fosse per il Toro, la risposta sarebbe un’incornata ma con Urano non si può, oltretutto ha un carattere tremendo e tira fulmini e saette se s’incazza e potrebbe incenerire il Toro. Meglio assecondarlo.

Il doloroso processo di guarigione che il Pianeta sta attraversando necessita anche di questo scambio che permetterà di rilasciare tutte le “fissità” che per comodità ciascuno trattiene.

Spesso è stato accennato alla necessità di rilasciare e guarire i vecchi modelli (o Matrix) per poter ascendere ad un livello superiore di coscienza e di come la guarigione sia paragonabile ad un abito su misura per ciascun Essere umano.

Per qualcuno l’esperienza potrebbe essere la salute, per altri il lavoro o gli affetti, ciascuno viene “toccato” là dove esattamente serve per avere un’occasione di guarigione. Sfruttare o meno la lezione che conduce alla guarigione (rilascio) è pura scelta soggettiva.

Facciamo un esempio, una malattia non è una maledizione che la Vita ci invia è al contrario una benedizione sotto mentite spoglie che spesso ha la capacità di insegnare la bellezza della Vita.

Ci sono due strade davanti ad una malattia, o si bestemmia incattivendosi o si riflette e si cambia per il meglio magari imparando ad avere finalmente cura del vascello (il corpo fisico).

Ciascun Vivente, vive, vive, vive, vive molte vite, nell’eterno andare e tornare intaglia l’Anima, la raffina ed incrementa lo stato di autocoscienza critica (Anima). Il Sé, l’Io Sono, è il dono speciale elargito agli uomini che permette di unirsi alla coscienza dell’Universo.

Se domattina, una polverina magica spolverasse il Pianeta con la consapevolezza del viaggio che l’Umanità sta compiendo, tutto si trasmuterebbe in oro perché tutti comprenderebbero il senso della Vita.

Poiché però, non esistono polverine magiche il compito del risveglio al senso della Vita è affidato alla scelta individuale di ciascuno, il solito LIBERO ARBITRIO.

Parliamoci chiaro, non tutti sceglieranno di fluire con la metamorfosi. Molti, la maggior parte, decideranno di restare a guardare il fondo della caverna e nessuno, NESSUNO, potrà far cambiare loro idea.

Ci sono alcune semplici e banali domande che ciascun vivente dovrebbe porsi ma la risposta solitamente è: “non ci avevo mai pensato…”, preferendo appiattirsi sul terreno confortevole dell’ignoranza (del Sé).

E’ anche a causa del tiro alla fune tra Saturno e Urano  che vediamo individui scegliere di essere la versione peggiore di se stessi, è una scelta, va rispettata e le conseguenze seguono la scelta.

Karma, legge di causa-effetto.

Ciascuno crea il suo percorso.

L’Universo sta aprendo portali, c’è chi decide di entrare e chi no, libera scelta ma tenete sempre a mente che il Tempo è Oro sul Pianeta. Portali si aprono, portali si chiudono; chiamiamoli autobus che partono dalla stessa stazione, ad orari diversi e diretti verso un munifico Ignoto.

 Qualcuno ha il coraggio di salire (Sì) e qualcuno nega persino la stazione (No), libero arbitrio.

Mi dicono (Loro, al di là del velo) di congedarci con un paio di domande.

Vi siete mai chiesti perché l’Uomo è l’unico essere vivente in grado, attraverso la parola, di esprimere il proprio mondo interiore?

Allo stesso modo, perché 24 cromosomi per tutto tranne che per l’Uomo che ne ha 23?

 Il 24°?

(per chi ha il libro, pag. 145-148)

https://www.libroco.it/dl/Sulan/Phasar-Edizioni/9788863586367/Zero-gradi-della-nuova-era/cw597273732390367.html

Con Amore incondizionato, Loro (& Sulan)

Pubblicato da Deve Su

Bollettino cosmico per viaggiatori interdimensionali. Avvisi ai naviganti, mappe cosmiche e tanta gioia. Io mi diverto e voi?

2 pensieri riguardo “8 Mag. ’21 Tra Platone e Blade Runner

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