Intermezzo: Il villaggio di Bo

Un giorno al villaggio di Bo arrivò una carovana di giocolieri, maghi, saltimbanchi, imbonitori e prostitute.

La gente del villaggio li vide arrivare e li accolse con indifferenza, era un luogo di grande passaggio e molte carovane transitavano da sempre. Tra la compagnia di girovaghi c’era anche un vecchio che indossava un grande mantello ed il cappuccio era sempre calato sul viso tanto che si poteva vedere solo il mento. Era solitario e se ne stava in disparte, nessuno badava a lui che si aggirava indisturbato nei pressi del villaggio. Un giorno una madre perse il figlio e cominciò a correre impazzita gridando il suo nome. Dietro un cespuglio all’improvviso apparve il vecchio che le disse:

“E’ questa la carne della tua carne, donna?” indicando il bambino addormentato a poca distanza.

La donna urlò di gioia e corse ad abbracciare il figlio. Volle ringraziare il vecchio ma questi rifiutò ed anzi le diede un sasso bianco. “Cuci nei suoi abiti il sasso e saprai sempre dov’è tuo figlio”.

La donna fece quanto era stato detto e vide che era vero. La notizia corse velocemente e tutte le madri vollero la pietra bianca per i loro figli e si sentirono sicure.

Il vecchio non si faceva mai vedere ma quando una giovane fanciulla fu morsa da uno strano serpe lui apparve misteriosamente e le diede un unguento. La guarigione fu rapida e la voce si sparse, tutte le giovani fanciulle vollero l’unguento e si sentirono sicure.

Un mattino il villaggio si destò nell’orrore, tutti i giocolieri giacevano nella polvere della piazza colorata di rosso sangue.  Il vecchio si avvicinò alla scena e disse che la maledizione era scesa sul villaggio. La gente rabbrividì di paura mentre s’interrogava sul da farsi. Un padre di famiglia chiese al vecchio cosa avrebbero potuto fare e questi rispose che dovevano impedire ad altri di entrare nel villaggio fino a quando la maledizione non fosse stata sciolta. Dovevano trovare i responsabili e punirli per porre fine alla dannazione incombente. Gli abitanti del villaggio cominciarono a guardarsi con reciproco sospetto ma il vecchio disse che i saltimbanchi avrebbero vegliato e che potevano dormire sicuri nelle loro case. Al mattino le puttane cominciarono però a gridare, l’acqua del pozzo era avvelenata gridavano e mostravano istericamente i cadaveri di alcuni anziani che per primi avevano attinto l’acqua al pozzo.

Il terrore s’impossessò allora dell’intero villaggio e i capi allora andarono in cerca del vecchio.

“Dicci cosa dobbiamo fare, la maledizione è scesa sulla nostra gente!”

Il vecchio, sempre nascosto dal cappuccio ordinò allora ai maghi di mettersi al lavoro e grandi pentole furono poste sui fuochi. Le puttane gridavano, spargevano il terrore tra la gente e rincaravano la paura con strilli orripilanti. La paura era diventata densa e riempiva l’aria impedendo di respirare ed il villaggio si fermò.

I capi del villaggio tornarono allora dal vecchio e ancora chiesero lumi.

Il vecchio prese il suo bastone e disegnò un cerchio nella terra, disse con voce rimbombante che ciascuno doveva disegnare il proprio cerchio e saltarci dentro, solo in quel modo sarebbero stati salvi, in attesa che i maghi dispensassero l’antidoto alla maledizione.

Così fecero e ciascuno viveva nel suo cerchio, convinto di essere in salvo mentre aspettava la pozione. Quando il tempo fu giusto, gli imbonitori cominciarono a girare ogni casa e portarono a ciascuno la pozione fatta dai maghi; gli abitanti la presero dalle loro mani ringraziando mentre le puttane continuavano a gridare morte e maledizione.

Nessuno usciva più, tutti restavano al sicuro nel cerchio disegnato nel terreno ma lentamente il villaggio moriva. Non c’erano più canti, nemmeno gioia e l’allegria era fuggita lontano accompagnata dalla speranza. I capi del villaggio allora tornarono dal vecchio e chiesero ancora lumi.

Il vecchio rispose che dovevano portare tutto l’oro e fonderlo in una stele da posare al centro del villaggio, disse che se lo avessero fatto l’Oracolo avrebbe sempre parlato con loro e la maledizione si sarebbe dissolta.

Così fecero e quando la stele fu innalzata le puttane ballarono intorno ad essa mentre gli imbonitori cominciarono a riportare in ogni casa i messaggi dell’Oracolo e tutti obbedivano al suo volere.

Presero la pozione e cominciarono a vivere molto meno, come veniva ordinato dalla stele d’oro.

Dal villaggio però mancavano i pastori, si erano allontanati col bestiame sulle cime dei monti e da tanto tempo non vedevano il villaggio. Quando tornarono attraversarono la piazza e videro la desolazione, non capirono cosa aveva provocato tanto male alla loro gente. Sui loro volti bruciati dal sole splendeva la salute ma si specchiavano nello sguardo opaco dei morti viventi, il loro cuore allora si riempì di pietà e invocarono il coraggio dei giusti.

Viveva con loro, tra le vacche e le montagne, un giovane pastore cieco che aveva però il dono della chiara veggenza e poco dopo il suo ritorno, al centro della piazza cominciò a gridare:

“E’ lui il colpevole! E’ lui l’assassino!”

Indicava il nulla e la gente faceva capolino senza comprendere chi indicasse. Il ragazzo però gridava e gli altri pastori capirono che indicava il vecchio e presero a gridare con lui, più forte, tutti insieme fino a quando la voce divenne tuono.

La gente del villaggio non capiva, restavano nei loro cerchi e davano dei pazzi ai pastori, erano solo degli ignoranti e puzzavano, cosa pretendevano di sapere? Loro credevano solo alla stele e al vecchio e le puttane, insieme agli imbonitori, ammonivano di non ascoltare chi diceva cose false.

Accadde però una faccenda assai strana, gli abitanti del villaggio cominciarono a morire dopo aver preso la pozione ma il vecchio ed i suoi compagni guitti negavano e anzi sparsero ancora più terrore, minacciando di scacciare dal villaggio chi si ribellava al prezioso medicamento.

I pastori allora gridarono più forte per scuotere dalla malia gli abitanti del loro villaggio ma in pochi si ridestarono e fu allora che se ne andarono, insieme alle bestie e ai risvegliati a costruire un nuovo villaggio. Avevano compreso che nulla avrebbero potuto per gli abitanti che avevano scelto di credere al vecchio.

Finisce qui la breve storia a cui sta bene il nome di genocidio.

In fondo è solo una favola, un volo di fantasia, un intermezzo.

Se anche servisse a risvegliarne uno solo, questa storia però non sarebbe vana, è sempre e solo questione di libero arbitrio ma questa, come detto, è solo una storia.

A voi la scelta.

https://liberopensiero2019.blogspot.com/2021/03/strage-vaccini-covid-boom-di-reazioni.html

Pubblicato da Deve Su

Bollettino cosmico per viaggiatori interdimensionali. Avvisi ai naviganti, mappe cosmiche e tanta gioia. Io mi diverto e voi?

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