17 nov ‘19

Conosciamo dunque le energie delle “stelle” cominciando da Plutone; il suo mito ci restituisce la sua funzione, gli attribuisce un luogo e ne indica la potenza di fine psicologo.
Il suo regno è sotto terra, l’oltretomba, i testicoli, gli spermatozoi, la pulsione sessuale, il luogo umido e buio in cui seme della vita prende tutta la sua forza per andare verso la luce.
Governa le profondità, della terra e dell’anima, potenza distruttiva e generativa fusa, la trasformazione, l’ascensione. L’idea della morte, la paura profonda e paralizzante che precede lo scatto verso la salvezza, il magma, i vulcani che distruggono per creare nuova terra fertile, in un girotondo eterno di distruzione e vita.
Potrei andare avanti per ore ma sarebbe eccessivo, mentre mi interessa dire che ciascuno di noi, ogni cosa, è permeata dall’energia di Plutone, tutto il creato soggiace alla sua energia trasformatrice.
Plutone non agisce mai alla luce ma sempre nell’ombra, lavorando sempre sul livello più profondo e questo vale sia per il singolo che per le masse, di cui rappresenta l’inconscio collettivo.
Quando vedremo Saturno potremo comprendere meglio la loro congiunzione, ma andiamo con ordine.

“La dea dell’agricoltura, Cerere, aveva una bellissima figlia: Proserpina. Plutone, il dio degli Inferi, la vide un giorno mentre coglieva fiori selvatici nei campi e rimase colpito dalla sua bellezza e dalla sua grazia. Innamoratosi di lei, la rapì sul suo cocchio e scomparve in una voragine, portandola con sé nel regno degli Inferi. Cerere intanto la aspettava, nel suo palazzo d’oro, e non vedendola tornare cominciò a cercarla nei boschi, nei campi, in ogni foresta, chiamandola sempre più disperatamente. Per quanto la chiamasse, Proserpina, dal profondo degli Inferi, non poteva risponderle. Cerere, sconsolata, pianse e pianse finché il Sole che aveva assistito alla scena, decise di rivelarle l’accaduto. Cerere allora corse da Giove, per supplicare lui e gli altri dei di aiutarla a liberare Proserpina. Ma nessuno era disposto a darle aiuto. Disperata, lasciò l’Olimpo e prese a peregrinare tra i campi, poiché non riusciva a rassegnarsi. Le sue lacrime non cessavano di scendere e appena toccavano terra, seccavano gli alberi e tutta la vegetazione. Gli uomini, privati dei frutti della terra, cominciarono a soffrire la fame. Niente più germogliava e gli animali morivano perché non c’era più vegetazione. Alla fine Giove ebbe pietà degli uomini e inviò Mercurio, il messaggero degli dei, agli inferi, con l’ordine di lasciare libera Proserpina e restituirla a sua madre. Mercurio, indossati i calzari magici che gli permettevano di volare, si recò da Plutone e gli ripeté il messaggio di Giove. Plutone a malincuore rispettò il volere di Giove e la lasciò andare. Chiamò la fanciulla dandole però da mangiare dei chicchi di una melagrana magica: chi li mangiava veniva preso dalla nostalgia di ritornare. Proserpina lasciò gli Inferi e tornò alla luce del sole. Cerere le corse incontro per abbracciarla e improvvisamente avvenne un miracolo: la terra ricominciò a germogliare e animali e uomini potevano di nuovo vivere felici. Passarono alcuni mesi e Proserpina disse alla madre di voler tornare negli Inferi dove suo marito da tempo l’aspettava. La madre capì l’inganno di Plutone e non poté far altro che lasciarla andare. Così la donna tornò dal marito alcuni mesi, durante i quali la terra si ricoprì di neve a causa dei freddi venti del nord. Ma quando, dopo alcuni mesi, lei tornò dalla madre, la terra tornò rigogliosa. Allora Giove stabilì che Proserpina avrebbe dovuto passare una parte dell’anno con la madre e una col marito. Ecco perché ci sono le stagioni: quando Proserpina scende negli Inferi, la terra è in lutto; e questo alternarsi non avrà mai fine…” (Tomaso Fucili)

Pubblicato da Deve Su

Bollettino cosmico per viaggiatori interdimensionali. Avvisi ai naviganti, mappe cosmiche e tanta gioia. Io mi diverto e voi?

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